Chiunque abbia già avuto la fortuna di vedere il docu-film Guglielmo Marconi - il Mago delle Onde ricorderà senz’altro la sua bravura, i suoi profondi occhi verdi e il suo indiscutibile carisma; stiamo parlando di Francesco Mastrorilli, l’attore bolognese che nel docu-film di Alessandro Giupponi, interpreta brillantemente la parte del protagonista: Guglielmo Marconi.
Ciò che molti di voi invece non sapranno - e che intendiamo raccontarvi - è cosa abbia significato per questo giovane attore vestire i panni dell’uomo che già con i suoi primi esperimenti giovanili è riuscito a rivoluzionare il presente e il futuro della fisica moderna.
Incontriamo Francesco per un’intervista in una soleggiata mattina di settembre. Con molto entusiasmo e un pizzico di emozione ci racconta la sua esperienza sul set, rispondendo così alle nostre domande…
Francesco, nel docu-film interpreti la parte di Guglielmo Marconi, come ti sei preparato per questo ruolo?
Mi sono preparato studiando attentamente la sua vita, il suo vissuto, appassionandomi sempre di più alla sua storia. Ho attinto informazioni dai suoi diari personali, dal libro scritto dalla figlia Elettra sulla propria famiglia e dalle nozioni degli studiosi e degli appassionati che si sono occupati di lui per tutta la vita.
Dal docu-film sembra emergere la figura di un Marconi timido, ancora inconsapevole del grande valore scientifico delle sue scoperte. Tu che idea ti sei fatto della personalità di questo inventore così giovane?
Marconi era un giovane sognatore curioso, caparbio, coraggioso, impavido e a volte testardo. Il suo più grande pregio era quello di riuscire a razionalizzare e addirittura rendere Scienza i suoi sogni.
Nonostante tu abbia già alle spalle una lunga e florida carriera sei un ragazzo giovane, come è stato per te vestire i panni di un tuo coetaneo vissuto un secolo fa?
Dal punto di vista umano è stato sicuramente molto istruttivo. L’idea che un ragazzo così giovane vissuto un secolo fa, sia riuscito a dare vita alle sue intuizioni avendo a disposizione pochissimi mezzi, mi suscita anche un pizzico di invidia; invidio il suo genio, la sua sorprendente modernità e la forza di volontà che manca a molti giovani oggi.
Leggendo la tua biografia ho scoperto che hai molte caratteristiche in comune con Marconi, prima tra tutte l’origine bolognese e anglosassone. Questo ti ha aiutato nell’interpretare questo personaggio? Lo hai sentito più vicino a te?
La mia origine natale mi fa sentire fiero del mio concittadino e molto vicino a questo personaggio, il fatto di essere bilingue invece mi ha aiutato a comprendere cosa significa spaziare con la testa, mi ha fatto sentire cittadino del mondo. Durante le riprese del film - girato tra l’Emilia Romagna e l’Inghilterra - ho anche avuto modo di ripercorrere i luoghi in cui Marconi stesso ha camminato, dormito, sofferto, sperato; questo mi ha dato grande sicurezza nell’interpretare questo ruolo oltre ad aver suscitato in me una forte emozione.
C’è una scena del film che ti ha colpito in modo particolare?
Ce ne sono molte, tuttavia, la scena che ricordo con più emozione è quella in cui Marconi riesce ad inviare il primo segnale dal giardino di casa sua - a Villa Griffoni - fino alla parte opposta della collina. E’ un episodio importante, perché confermerà definitivamente la validità delle scoperte marconiane. Utilizzare poi i suoi strumenti originali, fatti in casa, come scatole di sigari e fili di metallo, per inviare un segnale, e sapere che a centinaia di metri di distanza suona un campanello, per me ha ancora dell’incredibile.
Come si scopre vedendo il documentario dobbiamo all’evoluzione delle prime scoperte marconiane, la nascita del Villaggio Globale in cui viviamo oggi tutti noi e di importanti strumenti tecnologici di cui ci serviamo quotidianamente. Qual è il tuo rapporto con la tecnologia?
Come tutti oggi, anch’io utilizzo quotidianamente gli strumenti tecnologici – cellulare, computer, navigatore satellitare - per ragioni di comodità e rapidità, pur non avendo competenze specifiche in questo campo. Ciò che però purtroppo mi capita di osservare oggi è che, nonostante Marconi avesse l’intento di avvicinare le persone con le sue scoperte, l’abuso di questi strumenti stia portando invece al loro allontanamento. Ritengo che l’approccio alla tecnologia dovrebbe essere più consapevole e moderato; forse basterebbe solo un po’ di buon senso.
Cosa pensi che possa insegnare un documentario su Marconi, uno dei più importanti scienziati di tutti i tempi, alle giovani generazioni, considerando che il documentario intende rivolgersi proprio a loro?
Innanzitutto conoscere la vera storia di questo uomo di cui sappiamo ancora troppo poco. E’ un personaggio interessante per la sua giovane età, per lo sviluppo che ha avuto e per l’estrema innovazione che ha dato al mondo. Sotto il profilo umano, i giovani dovrebbero prenderlo ad esempio perché è stato un ragazzo eccezionale che ha seguito i suoi sogni e non ha mollato mai.







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